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La triplendemia dei bambini: cosa sta succedendo e quali sono i rischi

"Non ricordo periodi così difficili nel recente passato. Siamo in piena emergenza per quanto riguarda i virus respiratori che coinvolgono i bambini. Ed è necessaria la massima attenzione", dice a Today una pediatra con studio a Roma. Gli esperti la chiamano "triplendemia", perché di fatto è in atto una circolazione contemporanea di tre virus: covid, influenza e virus respiratorio sinciziale. Quest'ultimo, in sigla Vrs o Rsv, è molto diffuso e contagioso: si trasmette per via aerea, attraverso l'inalazione di goccioline generate da uno starnuto o dalla tosse, o per contatto diretto delle secrezioni nasali infette con le membrane mucose degli occhi, della bocca o del naso. E come il virus dell'influenza provoca epidemie annuali.

È la principale causa della bronchiolite, un'infezione polmonare che può essere grave nel primo anno di vita. Nelle ultime settimane, gli accessi dei bambini con infezioni respiratorie nei pronto soccorso pediatrici e negli ambulatori dei medici pediatri sono in netta ascesa rispetto agli ultimi anni. Cosa sta succedendo e come difendere i più piccoli dal contagio?

Le malattie respiratorie di questo genere non creano particolari problemi nella maggior parte dei bambini in età scolare e negli adolescenti, ma i pediatri avvertono che nei più piccoli questi virus possono evolvere in modo pericoloso e richiedere, in certi casi, il ricovero ospedaliero e persino la terapia intensiva. Il rischio contagio non riguarda solo i bimbi fragili o immunodepressi.

Perché i contagi tra i bambini sono in aumento

Secondo Giovanni Maga, direttore del Cnr-Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia, le probabilità di essere colpiti da questi tre virus sono concrete, a causa soprattutto della scarsa copertura vaccinale tra i bambini, non vaccinati contro il covid e pochi vaccinati contro l'influenza. Per quanto riguarda il virus respiratorio sinciziale, invece, purtroppo non ci sono al momento vaccini per contrastarlo: il virus Rsv colpisce soprattutto i più piccoli a causa di bronchioliti o affezioni bronchiali, causando circa diecimila casi all'anno e purtroppo anche decessi.

I più piccoli sono maggiormente soggetti a infettarsi, tra l'altro, per via delle scuole e degli asili: qui si trovano tutto il giorno a stretto contatto con altri bambini, cosa che facilita notevolmente il passaggio di microrganismi dall'uno all'altro. Ma tra i motivi della crescita dei contagi c'è anche l'immaturità del sistema immunitario.

La Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica (Simeup), attraverso la presidente Simona Zampogna, ha rivolto un appello ai genitori dei piccoli pazienti, "affinché non abbandonino nei loro confronti le misure di prevenzione che hanno imparato con la pandemia covid, ovvero: il distanziamento sociale, la necessità di evitare i luoghi chiusi e affollati, l'igienizzazione delle mani, misure che evitano la diffusione del virus respiratorio sinciziale, causa delle bronchioliti nei primi mesi di vita".

Le pediatrie degli ospedali in affanno

Sta di fatto che in molte regioni italiane le pediatrie sono in affanno per le infezioni da virus respiratori nei bambini, soprattutto per le bronchioliti da virus respiratorio sinciziale. A preoccupare sono le terapie intensive pediatriche, sottodimensionate secondo la Società italiana di pediatria (Sip). Con la contemporanea circolazione di altri virus come influenza, adenovirus e covid, "la situazione è davvero difficile, con accessi record in pronto soccorso, congestione in alcuni ospedali e massima occupazione dei posti letto". Giovanni Corsello, direttore del dipartimento materno infantile dell'ospedale dei bambini di Palermo, ha detto che in questi giorni si registra "un incremento degli accessi in pronto soccorso per infezioni respiratorie del 300% superiore rispetto ai due anni precedenti, con l'80% dei posti letto occupati da bambini con bronchiolite da Vrs".

Secondo i medici, l'assistenza è complessa per due fattori: da un lato l'età dei bambini con bronchiolite da Vrs, soprattutto neonati e lattanti, e dall'altro i casi di coinfezioni causate da più agenti patogeni che colpiscono contemporaneamente l'organismo. Non solo, perché alcuni ospedali si trovano in emergenza e sono incapaci di affrontare una simile situazione. "In otto persone stiamo garantendo le stesse prestazioni che facevamo quando eravamo in undici. Però c'è un prezzo da pagare: fatica, stress per gli operatori, poco riposo - ha spiegato Paolo Serravalle, primario della pediatria dell'ospedale Beauregard di Aosta -. L'azienda fa regolarmente dei concorsi che spesso vanno deserti. La carenza di personale è comune a tutto il territorio nazionale. Ci sono pochi medici, pochi pediatri, e i pensionamenti si fa fatica a rimpiazzarli. Speriamo in un'inversione di tendenza".

La triplendemia dei bambini: cosa sta succedendo e quali sono i rischi

"Non ricordo periodi così difficili nel recente passato. Siamo in piena emergenza per quanto riguarda i virus respiratori che coinvolgono i bambini. Ed è necessaria la massima attenzione", dice a Today una pediatra con studio a Roma. Gli esperti la chiamano "triplendemia", perché di fatto è in atto una circolazione contemporanea di tre virus: covid, influenza e virus respiratorio sinciziale. Quest'ultimo, in sigla Vrs o Rsv, è molto diffuso e contagioso: si trasmette per via aerea, attraverso l'inalazione di goccioline generate da uno starnuto o dalla tosse, o per contatto diretto delle secrezioni nasali infette con le membrane mucose degli occhi, della bocca o del naso. E come il virus dell'influenza provoca epidemie annuali.

È la principale causa della bronchiolite, un'infezione polmonare che può essere grave nel primo anno di vita. Nelle ultime settimane, gli accessi dei bambini con infezioni respiratorie nei pronto soccorso pediatrici e negli ambulatori dei medici pediatri sono in netta ascesa rispetto agli ultimi anni. Cosa sta succedendo e come difendere i più piccoli dal contagio?

Le malattie respiratorie di questo genere non creano particolari problemi nella maggior parte dei bambini in età scolare e negli adolescenti, ma i pediatri avvertono che nei più piccoli questi virus possono evolvere in modo pericoloso e richiedere, in certi casi, il ricovero ospedaliero e persino la terapia intensiva. Il rischio contagio non riguarda solo i bimbi fragili o immunodepressi.

Perché i contagi tra i bambini sono in aumento

Secondo Giovanni Maga, direttore del Cnr-Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia, le probabilità di essere colpiti da questi tre virus sono concrete, a causa soprattutto della scarsa copertura vaccinale tra i bambini, non vaccinati contro il covid e pochi vaccinati contro l'influenza. Per quanto riguarda il virus respiratorio sinciziale, invece, purtroppo non ci sono al momento vaccini per contrastarlo: il virus Rsv colpisce soprattutto i più piccoli a causa di bronchioliti o affezioni bronchiali, causando circa diecimila casi all'anno e purtroppo anche decessi.

I più piccoli sono maggiormente soggetti a infettarsi, tra l'altro, per via delle scuole e degli asili: qui si trovano tutto il giorno a stretto contatto con altri bambini, cosa che facilita notevolmente il passaggio di microrganismi dall'uno all'altro. Ma tra i motivi della crescita dei contagi c'è anche l'immaturità del sistema immunitario.

La Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica (Simeup), attraverso la presidente Simona Zampogna, ha rivolto un appello ai genitori dei piccoli pazienti, "affinché non abbandonino nei loro confronti le misure di prevenzione che hanno imparato con la pandemia covid, ovvero: il distanziamento sociale, la necessità di evitare i luoghi chiusi e affollati, l'igienizzazione delle mani, misure che evitano la diffusione del virus respiratorio sinciziale, causa delle bronchioliti nei primi mesi di vita".

Le pediatrie degli ospedali in affanno

Sta di fatto che in molte regioni italiane le pediatrie sono in affanno per le infezioni da virus respiratori nei bambini, soprattutto per le bronchioliti da virus respiratorio sinciziale. A preoccupare sono le terapie intensive pediatriche, sottodimensionate secondo la Società italiana di pediatria (Sip). Con la contemporanea circolazione di altri virus come influenza, adenovirus e covid, "la situazione è davvero difficile, con accessi record in pronto soccorso, congestione in alcuni ospedali e massima occupazione dei posti letto". Giovanni Corsello, direttore del dipartimento materno infantile dell'ospedale dei bambini di Palermo, ha detto che in questi giorni si registra "un incremento degli accessi in pronto soccorso per infezioni respiratorie del 300% superiore rispetto ai due anni precedenti, con l'80% dei posti letto occupati da bambini con bronchiolite da Vrs".

Secondo i medici, l'assistenza è complessa per due fattori: da un lato l'età dei bambini con bronchiolite da Vrs, soprattutto neonati e lattanti, e dall'altro i casi di coinfezioni causate da più agenti patogeni che colpiscono contemporaneamente l'organismo. Non solo, perché alcuni ospedali si trovano in emergenza e sono incapaci di affrontare una simile situazione. "In otto persone stiamo garantendo le stesse prestazioni che facevamo quando eravamo in undici. Però c'è un prezzo da pagare: fatica, stress per gli operatori, poco riposo - ha spiegato Paolo Serravalle, primario della pediatria dell'ospedale Beauregard di Aosta -. L'azienda fa regolarmente dei concorsi che spesso vanno deserti. La carenza di personale è comune a tutto il territorio nazionale. Ci sono pochi medici, pochi pediatri, e i pensionamenti si fa fatica a rimpiazzarli. Speriamo in un'inversione di tendenza".